3 Giugno 2014 57 commenti

Vikings – La mediocrità ha ucciso la seconda stagione (e tutta la serie) di Marco Villa

Confusionaria e tirata via. Oh Vikings, quanti patimenti.

L to R- Princess Aslaug (Alyssa Sutherland), Ragnar Lothbrok (Travis Fimmel) and Lagertha (Katheryn Winnick)

[SPOILER ALERT: LEGGETE SOLO SE AVETE VISTO LA SECONDA STAGIONE]

Ormai è un piccolo tormentone: ogni volta che scrivo di Vikings, arrivano i fan esagitati che si caricano a mille e se la prendono con il sottoscritto. Loro si arrabbiano perché ne scrivo male, ma non è colpa mia se è una brutta serie tv. Io faccio solo il mio dovere. Qualche mese, in occasione dell’inizio della seconda stagione, definii Vikings una serie incompiuta, in grado di mettere a segno episodi niente male, senza però riuscire mai a raggiungere vette particolarmente elevate e cadendo spesso in errori di scrittura grossolani.

Al termine della seconda stagione, il giudizio non può cambiare, con la sola differenza che l’incompiutezza ormai si è trasformata in mediocrità. Si può parlare di potenziale e di possibili sviluppi per una stagione, ma dopo venti episodi e due anni non si può più rimanere in attesa del Messia: Vikings è questa roba qui, punto.

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Dovessi trovare un solo aggettivo per descrivere queste dieci puntate, userei confusionarie. La prima stagione era stata caratterizzata dall’inarrestabile ascesa di Ragnar, partito come poco più che contadino, diventato esploratore, quindi uomo politico e addirittura jarl. Un racconto tutt’altro che raffinato o esente da pecche, ma con una sua logica. La seconda stagione è invece caratterizzata da un Ragnar incapace di prendersi il centro della scena, sballottato qua e là da eventi che fatica a dominare. Questo cambiamento non viene però messo in scena come dovuto a un tormento del protagonista, al risultato finale di tutti quei mutamenti improvvisi descritti poche righe fa. No, Ragnar si trasforma semplicemente in un attendista, una persona che non è più in grado di smuovere gli eventi in prima persona.

Non è un caso che le sue azioni arrivino sempre come conseguenza di scelte altrui: dal rinnegare l’alleanza con jarl Borg al ritorno in patria per combattere quest’ultimo; dal dover aspettare Lagertha per ripendersi la propria città, al dover sottostare alle decisioni di Horik fino agli ultimi cinque minuti della stagione. Come detto, sarebbe potuta essere una scelta dettata da un profondo cambiamento della psiche di Ragnar, ma tutto viene semplicemente buttato lì, spiattellato senza che alcuna motivazione venga esposta.

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Qui risiede parte della confusione di cui parlavo in precedenza, acuita dal maldestro tentativo di trasformare Vikings in una serie maggiormente corale. Con l’eccezione di Lagertha (unico personaggio davvero vivo di questa stagione), tutti i comprimari vengono a turno portati in primo piano, ma non riescono mai a imporsi, presentando sempre in maniera impietosa tutti i propri difetti di scrittura e di sviluppo. Qualche esempio: king Horik che passa in un nonnulla da saggio re a imbecille che agisce impulsivamente come un bimbo di due anni e finisce per essere coglionato da chiunque; Athelstan, ovvero un pazzo fanatico con le allucinazioni, che viene considerato un intellettuale di altissimo rango da ogni re che gli capiti a tiro; l’altro pazzoide di Floki e il suo presunto tradimento a cui probabilmente non ha creduto neanche il più sprovveduto degli spettatori; Bjorn, infine, con la storia d’amore meno sensata e interessante della serialità tutta (ma lei è davvero bellissima, ci tengo a dirlo).

A tutto questo si aggiungono anche scene che farebbero invidia a Don Matteo o ai Carabinieri della Arcuri. Giusto una, d’esempio per tutte: Athelstan che legge a re Ecbert le imprese di Cesare, il re che prende appunti e vince la battaglia successiva grazie a due scoperte veramente, veramente, veramente fantastiche. Ovvero: sfrutta il territorio e attacca su più fronti. Grazie Cesare, adesso torna pure in cielo a insegnare ai generali a trarre i dadi, hai fatto il tuo in questa serie tv.

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Tante cose insieme che portano solo a confusione e mediocrità, perché non si può definire altrimenti una serie in cui, in un’intera stagione, il protagonista compie due sole azioni determinanti e per giunta identiche tra loro, ovvero le imboscate notturne contro lo jarl Borg e king Horik.
Ultima postilla. In tanti esaltano Vikings parlando di grande regia. Ecco, no: alcune scene sono girate meglio di altre serie, ma anche per questo aspetto, Vikings non riesce a spiccare il volo e si impantana quando dovrebbe cambiare passo. Prendete la scena dell’uccisione dello jarl Borg: vi è piaciuta? È girata da dio? No, è una roba allo stesso tempo pacchiana e patinata, è puro mestiere. È confuzione stilistica, aggiunta a confusione di scrittura. Oh Vikings, quanti patimenti.

[PENSI CHE QUESTA RECENSIONE FACCIA SCHIFO E CHE NON ABBIAMO CAPITO NULLA?
ECCO, LEGGI QUI]



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