4 Aprile 2017 9 commenti

Il regista di Big Little Lies non vuole una seconda stagione, e perdio ha ragione! di Diego Castelli

Sta bene così come sta

Big Little Lies finale (3)

ATTENZIONE, SPOILER SUL FINALE DI BIG LITTLE LIES

Con il finale di Big Little Lies, un gran finale, è cominciato un girotondo di opinioni e notizie contrastanti, sulla possibilità o meno che HBO decida di produrre una seconda stagione. Il dibattito è acceso soprattutto dal fatto che gli stessi attori, autori e produttori coinvolti non sono tutti dello stesso avviso. Per esempio, Nicole Kidman, Reese Whiterspoon e Liane Moriarty (autrice del romanzo da cui la serie è tratta) si dicono favorevoli o almeno possibilisti a una seconda stagione, mentre altri, come il regista Jean-Marc Vallee, sono fortemente contrari.
E a noi pare del tutto ovvio che una seconda stagione di Big Little Lies NON dovrebbe esserci.



Ripensiamo per un momento all’episodio finale, andato in onda un paio di giorni fa. Praticamente tutti i nodi sono venuti al pettine, che si parli della faccenda del bullismo infantile (si scopre che il vero bullo era il figlio di Celeste), oppure del tradimento di Madeline, che durante la festa a tema Elvis-Audrey si pente sinceramente di aver messo in pericolo la sua storia con Ed. Soprattutto, si arriva alla scoperta del morto, diventata sempre più intuibile nel corso delle settimane, che vede Perry volare giù dalle scale, spinto da Bonnie mentre prendeva a calci la povera Celeste.
A questo proposito, Vallee dice: “Hanno fatto la cosa giusta? Cosa succederà? Ora sta allo spettatore e alla sua immaginazione capirlo. Io non voglio una seconda stagione. Andiamo avanti e facciamo altro! Se ci fosse l’opportunità di lavorare ancora con Reese, Nicole e questi personaggi certo, ci sarei, ma Big Little Lies 1 è cosa di una volta. Big Little Lies 2? Nah… Il finale deve essere discusso dagli spettatori. Immagina ciò che vuoi e basta. Non faremo una seconda stagione perché è già bello così, perché rovinarlo?”

Big Little Lies finale (1)

Le parole del regista acquistano un senso preciso proprio in virtù dell’ultimo episodio, e delle ultime scene in particolare. Perché è vero che alcune cose rimangono in sospeso, che si potrebbe dire ancora qualcosa sul passato e sul futuro di Jane, che si potrebbe continuare a lavorare sulla voglia della detective di saperne di più, convinta com’è che le donne testimoni della morte di Perry abbiano mentito per coprire qualcosa di più di un semplice incidente. E poi lo sappiamo, l’abbiamo visto mille volte: se si vuole fare un sequel, si fa un sequel, qualcosa ci si inventa.
Ma il punto è proprio qui, nella necessità di “inventarsi” qualcosa quando la storia che hai raccontato non lascia margini puliti per lavorarci ancora.

In quelle ultime scene, si diceva, c’è tutta la forza di un finale che andrebbe proprio lasciato così. L’episodio è tesissimo, dall’inizio alla fine, perché l’ambientazione della festa alimenta fino all’estremo la tensione fra l’essere e l’apparire che è uno dei temi fondanti della serie. Tutti i personaggi, e in particolare Celeste e Madeline, si trovano mille occhi puntati addosso, quando vorrebbero solo urlare, piangere o fuggire.
Quando si arriva allo scontro definitivo fra Perry e la moglie, che pure ci viene mostrato “in differita”, dopo la scoperta che il cadavere era proprio quello di Perry, lo spettatore è già stato portato al culmine di una tensione che in quello scontro fisico trova una liberazione eccezionale, nella consapevolezza che dopo di esso niente potrà essere come prima. L’unione delle donne che fino a quel momento erano divise da fazioni e litigi, è il momento catartico in cui le beghe di quartiere vengono abbandonate per lottare per un bene superiore, in difesa di una libertà e di un’identità comuni. E non è un caso che il montaggio alterni i pugni e i calci di Perry con immagini di onde che si infrangono sugli scogli: una metafora abbastanza esplicita di una forza terrificante che però può essere spezzata quando il muro è abbastanza forte e compatto.

Big Little Lies finale (5)

Quando alla fine vediamo le varie mamme in spiaggia, riappacificate ma sempre coscienti degli eventi traumatici che le hanno infine avvicinate, è quello il momento in cui ci rendiamo definitivamente conto che una seconda stagione non serve. Perché Big Little Lies raccontava di divisioni e di rancori, nascoste dietro una facciata pulita e luminosa. Nel momento in cui quelle divisioni svaniscono, soffocate da rivelazioni ed eventi che mettono in luce la loro pochezza e meschinità, che rimane da raccontare?
Le uniche due strade sarebbero far sorgere altre rivalità, oppure spostare il fuoco sulla caccia all’uomo della detective. Nel primo caso, avremmo una seconda stagione fotocopia della prima, che rovinerebbe il percorso di crescita dei personaggi. Nel secondo caso, molto semplicemente non sarebbe più Big Little Lies. E allora chi ce lo fa fare?



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