1 Marzo 2021

Golden Globes 2021: vincenti e commenti di Diego Castelli

Sarebbe molto brutto non farvi dono dei nostri preziosissimi commenti sulla serata di consegna dei Golden Globes

E anche un’altra edizione dei Golden Globes se n’è andata.

Un’edizione che sicuramente verrà ricordata per alcuni suoi contenuti più impegnati e politici, come la vittoria di Chloe Zhao come miglior regista (solo la seconda donna della storia), oppure come i molti discorsi fatti a difesa della diversità non solo sullo schermo, ma anche dietro le quinte e fra chi decide l’assegnazione dei premi.

Ma forse, a dirla proprio tutta, le immagini che più rimarranno in mente saranno quelle delle star collegate da casa loro, spesso in semi-pigiama, pronte a ricevere un premio a distanza a causa dell’impossibilità di partecipare a una serata del vivo che sarebbe stata una festa per il Covid (“E il premio per il maggior numero di contagi in una sola sera va a…).



Nella speranza che sia la prima e l’ultima volta che vediamo una premiazione così strana, possiamo passare a qualche commento sui nostri vincitori e vincitrici seriali, da cui abbiamo ricavato un discreto quantitativo di gioia.

Miglior serie comica

Emily in Paris
The Flight Attendant
The Great
Schitt’s Creek
Ted Lasso

Continua fino a oggi il mio imbarazzo con Schitt’s Creek, una serie canadese seguita per anni da una nicchia molto piccina, e che poi con la sua ultima stagione vince tonnellate di premi, senza che però io abbia visto ancora quasi niente. Però che devi fa, la vita è così, proverò a recuperare, promesso.

Miglior attrice in una serie comica

Lily Collins, Emily in Paris
Kaley Cuoco, The Flight Attendant
Elle Fanning, The Great
Jane Levy, Zoey’s Extraordinary Playlist
Catherine O’Hara, Schitt’s Creek

Ecco, appunto. Però diciamo che pur senza aver visto Schitt’s Creek, era assolutamente necessario che non vincesse Lily Collins di quella ciofecona di Emily in Paris, quindi benissimo così.

Miglior attore in una serie comica

Don Cheadle, Black Monday
Nicholas Hoult, The Great
Eugene Levy, Schitt’s Creek
Jason Sudeikis, Ted Lasso
Ramy Youssef, Ramy

Arriviamo finalmente a un momento in cui posso gioire come una bestia. Fin dal suo esordio non abbiamo mai fatto mistero di quanto ci fosse piaciuta Ted Lasso, che abbiamo messo al nostro personalissimo primo posto fra le migliori novità del 2020. La serie di Apple TV+ non è riuscita a portarsi a casa la statuetta come miglior show comico, ma almeno a vincere è stato proprio lui in persona, Ted Lasso alias Jason Sudeikis, la cui meravigliosa interpretazione rappresenta una bella fetta dei motivi per guardare la serie. Siamo contentissimi.

Miglior serie drammatica

The Crown
Lovecraft Country
The Mandalorian
Ozark
Ratched

Se dovessimo decidere qual è, in generale, la serie vincitrice di questi Globes, dovremmo sicuramente dire The Crown, che porta a casa quasi tutte le statuette più importanti (miglior serie drammatica, attore e attrice protagonisti, attrice non protagonista). Settimane fa ce l’eravamo detto che la quarta stagione era probabilmente la migliore finora, e a quanto pare le vicende della giovane Diana Spencer, intervallate da quelle dell’anziana Margaret Thatcher, hanno fatto breccia anche nei cuori della Hollywood Foreign Press. Grandi interpretazioni, grande scrittura, messa in scena sempre sontuosa. Ci spiace per le altre candidate, ma non c’era partita.

Miglior attrice in una serie drammatica

Olivia Colman, The Crown
Jodie Comer, Killing Eve
Emma Corrin, The Crown
Laura Linney, Ozark
Sarah Paulson, Ratched

Pochi sapevano chi fosse Emma Corrin prima della sua apparizione in The Crown, e ora probabilmente ha di fronte a sé un bel pezzo di carriera in cui la gente, di fronte alla sua faccia, dirà “ah sì, Lady Diana”. La sua è stata un’interpretazione misurata, moderata, ma sempre precisissima nel trasmettere la parabola di una giovane ragazzina innamorata, che diventa una moglie e madre frustrata e infelice. Non era semplice portare sulle spalle il peso di una delle figure più amate e chiacchierate della storia recente, e lei ce l’ha fatta.

Miglior attore in una serie drammatica

Jason Bateman, Ozark
Josh O’Connor, The Crown
Bob Odenkirk, Better Call Saul
Al Pacino, Hunters
Matthew Rhys, Perry Mason

Non ci schiodiamo da The Crown, per parlare di una categoria dove teoricamente c’era un po’ più battaglia, anche se forse a parlare è solo il mio amore incondizionato per Bob Odenkirk, o la mia ammirazione per il lavoro fatto da Matthew Rhys con Perry Mason. Ancora una volta, però, bisogna ammettere che Josh O’Connor, interprete del principe Carlo, ha saputo raccogliere su di sé tutte le contraddizioni di un personaggio che per certi versi è difficile non detestare, e per altri ci stimola un’inevitabile empatia, visto che è anch’egli vittima di un meccanismo regale che gli impedisce di cercare la vera felicità, in nome delle richieste di mammà. L’avevamo già apprezzato nella terza stagione, ma con la quarta c’è stata la consacrazione.

Miglior miniserie, serie antologica o film tv

Normal People
The Queen’s Gambit
Small Axe
The Undoing
Unorthodox

Devo ammettere che la vittoria di The Queen’s Gambit mi ha in parte sorpreso, non perché non fosse una serie meritevole per vari motivi (ne avevamo parlato con entusiasmo fin da subito), quanto perché la sua fama immediata e mondiale credevo l’avrebbe potenzialmente allontanata da una vittoria ai Globes, dove spesso si cercano nomi più particolari. Detto questo, la Regina si porta a casa una vittoria non facile, in mezzo a concorrenti agguerrite, ma a conti fatti potrebbe davvero essere la miniserie che più rimarrà impressa nella memoria collettiva, quella che fra vent’anni ci farà dire “ti ricordi quando era uscita La Regina degli Scacchi e la gente comprava le scacchiere e andava a giocare online?”

Migliore attrice in una miniserie o film tv

Cate Blanchett, Mrs. America
Shira Haas, Unorthodox
Daisy Edgar-Jones, Normal People
Nicole Kidman, The Undoing
Anya Taylor-Joy, La regina degli scacchi

Tutto sommato, se premi The Queen’s Gambit come miglior miniserie, ci sta di premiare anche Ana Taylor-Joy, che di quella miniserie è la protagonista realmente assoluta, sempre in campo, sempre catalizzatrice di tutti gli sguardi e tutte le riflessioni. Anche qui la lotta era serrata, tutte le attrici nominate, seppur in modi molto diversi, hanno fatto un lavoro egregio nei loro show, ma alla fine lo sguardo quasi alieno della Taylor-Joy si è piantato nella coscienza dei giurati in modo indelebile.

Miglior attore in una miniserie o film tv

Bryan Cranston, Your Honor
Jeff Daniels, The Comey Rule
Hugh Grant, The Undoing
Ethan Hawke, The Good Lord Bird
Mark Ruffalo, I Know This Much Is True

Qui sono rimasto più stupito. Il doppio ruolo di Mark Ruffalo, che interpreta due gemelli molto diversi, è un classico ruolo da premi, e su questo non ci piove. Tuttavia, pensavo (o forse speravo) che il ribaltamento di Hugh Grant (da star delle rom-com a marito fedifrago e inquietante) o l’istrionismo straripante di Ethan Hawke potessero avere la meglio. Piccolo dispiacere anche per Bryan Cranston, la cui vittoria non sarebbe stata minimamente scandalosa (per quanto, come abbiamo detto, abbia messo in scena un altro Walter White). A Mark Ruffalo comunque bisogna volere bene, e I Know This Much Is True è davvero un’ottima, e pesantissima, miniserie.

Migliore attrice non protagonista in una serie tv

Gillian Anderson, The Crown
Helena Bonham Carter, The Crown
Julia Garner, Ozark
Annie Murphy, Schitt’s Creek
Cynthia Nixon, Ratched

Ed eccoci all’ultima statuetta per The Crown, recapitata a una Gillian Anderson la cui Margaret Thatcher era stata ritenuta da alcuni troppo caricaturale, senza vedere che però, al netto di una pronuncia o una postura magari fin troppo accentuate, riusciva a trasmettere tutte ma proprio tutte le emozioni di una donna chiamata a essere Lady di Ferro, ma anche madre e moglie quasi tradizionale, in un modo molto maschile o troppo regale per lei. Poi si potrebbe anche fare qualche considerazione politica aggiuntiva, visto che The Crown si sofferma poco sull’eredità politica della Thatcher (da molti criticata) per concentrarsi più da vicino sulla sua vicenda umana, ma queste sono considerazioni per chi vuole che l’arte rispecchi pedissequamente la vita, cosa che non accade quasi mai: la Margaret Thatcher di Gillian Anderson è un personaggione clamoroso a prescindere dalla sua più o meno stretta corrispondenza con quella reale, quindi statuetta meritata e ciao.

Miglior attore non protagonista in una serie tv

John Boyega, Small Axe
Brendan Gleeson, The Comey Rule
Dan Levy, Schitt’s Creek
Jim Parsons, Hollywood
Donald Sutherland, The Undoing

Giusto per mettermi un po’ in imbarazzo, chiudiamo con una serie che non ho visto. C’è pure un motivo specifico, nel senso che Small Axe, creata dal premio oscar Steve McQueen, ha quasi la forma della collection di tv movie piuttosto che di serie vera e propria, e quindi finora mi è rimasta un po’ fuori dalla lista. Mi sa che andrà recuperata, a questo punto. Senza poter giudicare come si deve John Boyega, e dando per scontato che la sua sia una vittoria meritata, mi spiace un pochino per Jim Parsons, che con Hollywood (a proposito, sono stupito che la miniserie di Ryan Murphy  non abbia ricevuto più nomination) è riuscito a scrollarsi di dosso in modo riuscito e convincente il buon vecchio Sheldon Cooper di The Big Bang Theory.



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