Life, Larry and the Pursuit of Unhappiness – Il necessario ritorno di Larry David di Diego Castelli
Ha debuttato su HBO MAX la nuova creatura del padre di Seinfeld e Curb Your Enthusiasm. E ce n’è sempre bisogno.
Pensando a Larry David – co-creatore di Seinfeld, padre di Curb your Enthusiasm, e ora primo firmatario di Life, Larry and the Pursuit of Unhappiness, nuova comedy di HBO MAX – riflettevo sul fatto che qui a Serial Minds, forse per una questione generazionale, abbiamo sempre avuto una certa idea di quale dovrebbe essere il miglior modo possibile di fare commedia seriale televisiva.
Diciamo che è un po’ il modo alla Bill Lawrence, che ti fa ridere, ma anche riflettere, ma anche scendere la lacrimuccia. Ma per certi versi è anche quello che accadeva con la nostra amata Friends, che faceva si sbellicare, ma in cui alcuni dei migliori ricordi sono legati a scene e situazioni romantiche, più che comiche.
Ecco, a Larry David questa cosa non è mai fregata: non c’è crescita morale nelle sue storie, nessuno impara niente, di certo a nessuno si stringe il cuore e salgono le lacrime agli occhi. La sua comicità, basata sull’esasperazione di piccoli dettagli e su una diffusa, inarrestabile, inclusivissima misantropia (si odiano tutti allo stesso modo), non punta a rappresentare il meglio di noi e a costruire scenari in cui vorremmo vivere e da cui vorremmo lasciarci ispirare. Al contrario, prende la realtà e la mette sotto una lente cinica, disillusa, lamentosa, mostrando il peggio di sé e di tutti noi. E allora la risata non serve a elevarci, ma a rendere più digeribile lo schifo che siamo e in cui viviamo.

Life, Larry and the Pursuit of Unhappiness non fa eccezione. È una serie costruita come una collezione di singoli sketch, quattro a episodio, uniti da un filo conduttore preciso: una rivisitazione di alcuni punti cardine della storia americana (storia politica, scientifica, sociale ecc) in cui David si cala nei panni di personaggi più o meno famosi, con il preciso intento di dissacrare certi momenti topici, togliendogli l’epica tramandanta dalle generazioni, per immaginare come quei momenti potrebbero venire rovinati dalla più bassa umanità delle persone coinvolte.
Il titolo della serie è già tutto un programma. Se nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti si legge che ogni uomo ha diritto a “Life, Liberty and the pursuit of Happiness”, cioè vita, libertà e ricerca della felicità, quindi invece Larry sostituzione la libertà, e la ricerca dimentica la felicità in nome dell’infelicità.
Insomma, niente lieto fine in questa storia, ma solo un sacco di paranoie, idiosincrasie, insofferenze, fastidi. E, per fortuna, risate.

Il primo episodio, l’unico che abbiamo visto al momento di scrivere questa recensione, parte proprio dalla Dichiarazione d’Indipendenza (faremo qualche spoiler, ma non credo siano così rilevanti parlando di una serie come questa).
In questo caso, vediamo Larry David nei panni di uno dei primi redattori della Dichiarazione, che prima che il documento arrivi alla versione finale vorrebbe mettere per iscritto un sacco di regole che secondo lui dovrebbero far parte del senso comune della nazione: solo che parliamo di cose come non condividere l’ombrello (ognuno porti il suo!) o non fare gli auguri di buon anno oltre il 7 gennaio.
Nel secondo sketch, invece, David interpreta l’inventore del telefono, che prima ancora di poter dare la prima dimostrazione della nuova tecnologia si sente chiedere la possibilità di avere diverse suonerie o il silenzioso con la vibrazione.
Il terzo sketch è ambientato in una Prima Guerra Mondiale in cui amore, romanticismo ed epica guerresca vengono sostituiti da cinismo, una punta di misoginia e molta codardia.
Nella quarta e ultima scenetta, David arriva a toccare un monumento nazionale come Rosa Parks, la donna che, rifiutandosi di cedere il proprio posto sull’autobus a un uomo bianco nell’Alabama del 1955, diede simbolicamente vita al moderno movimento per i diritti civili.
Senza fare troppi spoiler, possiamo dire che perfino Parks, messa accanto a un figuro cringe come Larry David, può arrivare a mettere in discussione le proprie convinzioni.

È probabile che Life, Larry and the Pursuit of Unhappiness non diventi un fenomeno come fu Seinfeld (dove David non compariva ma scriveva) o Curb Your Enthusiasm (che fu fenomeno di minor portata quantitativa, ma estremamente popolare nelle nicchie che contano). E non tanto per questioni di pura e semplice qualità, ma anche perché siamo in un altro tempo, lo stile di David è già consolidato e via dicendo.
Eppure, proprio da un sito in cui amiamo incensare le comedy pucciose, è giusto dire che questa comedy non pucciosa serve tantissimo, così come serve (su un altro piano), la volgarità insistita di un Tom Segura in Bad Thoughts. Servono cioè degli spazi, magari non enormi, ma solidi, in cui esplorare la parte più oscura di noi, le nostre quotidiane bassezze, per riderne non da un pulpito di presunta superiorità, quanto dal di dentro, perché rendersi conto di ciò che potremmo diventare è splendido, ma deve andare di pari passo con la consapevolezza di ciò che siamo.
Lo sketch sulla Dichiarazione d’Indipendenza fa proprio questo: ogni singolo fastidio e richiesta enunciato dal protagonista potrebbe avere senso, di per sé, ma diventa iperbolico e parossistico (e quindi comico) quando così tanta acrimonia si concentra su una persona sola, dandoci la possibilità di vedere da fuori quanto certe nostre recriminazioni quotidiane siano sì molto condivise (mal comune mezzo gaudio) ma anche effettivamente imbarazzanti, se portate all’estremo.
Nella prima scena del pilot compare Barack Obama, proprio lui, che di Life, Larry and the Pursuit of Unhappiness è anche produttore con la sua Higher Ground Productions. A ridosso del 4 luglio 2026, 250esimo anniversario della fondazione degli Stati Uniti, l’ex Presidente si pone al pubblico come una sorta di cornice vivente della serie, proponendoci una rilettura di questa lunga storia non solo, o non tanto, nei toni agiografici della storiografia ufficiale, ma come occasione per guardarsi allo specchio, riflettere sul proprio percorso, e rendersi conto che sì, di nobiltà e alti ideali ce ne sono parecchi nella storia degli USA, ma gli americani (e umani in generale) sono anche tante altre cose, ed è solo giusto dare a uno come Larry David, maestro della satira e dell’autoironia, il compito di ricordarcelo.
Perché seguire Life, Larry and the Pursuit of Unhappiness: La comicità di Larry David non è più “nuova”, ma non sono in molti a farla così e resta comunque molto utile.
Perché mollare Life, Larry and the Pursuit of Unhappiness: è un tipo di commedia che piace o non piace, e comunque restare al livello dei capolavori del passato non sarà facile.

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