8 Novembre 2011 1 commenti

Hidden – Thriller inglese di quelli potenti di Marco Villa

Si va in Inghilterra, si torna ampiamente soddisfatti


L’avevo detto: le inglesate torneranno spesso e – puntualmente – eccole. Se la prima serie della nuova stagione tutto era tranne che interessante, con Hidden torniamo ai livelli di eccellenza dimostrati dalla tv britannica negli ultimi anni. Per chi era assente: Sherlock, Outcasts, The Hour, Marchlands, Luther. Senza dimenticare uni dei prodotti di esportazione della passata stagione, ovvero Being Human. Hidden si prende un posto importante non solo tra i prodotti brit, ma in generale tra le novità. Per quel che può valere, io al momento sto seguendo tre serie nuove (American Horror Story, Homeland e Boss). Hidden sara la quarta

Oddio, che poi seguire è un parolone, visto che dura quattro puntate e l’ultima è andata in onda dieci giorni fa. Hidden è infatti una serie trasmessa da BBC One nel mese di ottobre (i sub li beccate qui) e ha per protagonista Harry Venn, avvocato scalcagnato ma abilissimo, con alle spalle storie di rapine e un fratello ammazzato durante una di queste scorrerie. Contattato da una misteriosa avvocatessa che non la conta giusta, dovrà affrontare tutte le domande senza risposta sulla morte del fratello.

Dite: vabbè, un legal. Eh no, di legal c’è ben poco. Hidden è un thrillerone di quelli potenti, che nel primo episodio mette in campo una trama articolata, in cui si intersecano storie in apparenza lontane tra loro.

Ciò che fa la differenza è una sceneggiatura immune da spiegoni, nonostante la complessità della trama potrebbe richiederne a piè sospinto. In più, e queste sono le cose che mi fanno impazzire, lo sfondo di una Londra in rivolta, in cui la crisi si è tramutata in mezza rivoluzione. Perchè Hidden ha anche una sottotrama politca che coinvolge il governo inglese e tutti i giochi di corrente al suo interno. Facile pronosticare che tutto rientri nella stessa storia con legami inattesi, ma, già come per The Killing, la scelta di inserire una storia di stampo politico offre una strada diversa e lontana dal resto del racconto, garantendo ampiezza e forza narrativa. Ciliegina sulla torta, poi, un complottismo di fondo, con tanto di helpdesk di sicari che ammazzano ricevendo ordini e codici al telefono: un po’ come quando si ricarica il telefono, ma con i morti al posto del credito. Bomba. Una roba che rimanda vagamente a Rubicon, che dyo l’abbia in gloria.

Se poi aggiungiamo che nonostante vada in onda sull’omologa britannica di Raiuno non ci sono problem di linguaggio, nè di scene di nudo, possiamo anche pensare a Don Fucking Matteo e aggiungere un paio di cristoni al computo giornaliero. Ma siamo alle solite. Se non c’è coraggio, non c’è qualità. E coraggio vuol dire anche non dare nessun appiglio al pubblico al termine di una prima puntata che butta lì una decina di domande e non dà uno straccio di risposte. Altri due cristoni, please. Offro io.

Previsioni sul futuro: Harry dovrà scavare nel passato a suo rischio e pericolo, ma anche nella speranza di trovare finalmente una ragione per cui tirare a campare giorno dopo giorno.

Perchè seguirlo: perchè ha lo stesso fascino di certi thriller europei disillusi e cinici e una trama che promette sorprese. E poi c’è David Suchet, ovvero il miglior Poirot di sempre.

Perchè mollarlo: perchè non ci avete capito nulla. E sono problemi eh.



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