8 Marzo 2013 33 commenti

Le 5 grandi delusioni dell’anno di La Redazione di Serial Minds

Quanta monnezza che abbiamo visto quest’anno…

 

L’abbiamo detto fino alla nausea: questa stagione è stata davvero debole. Per essere gentili. Di serie brutte ce ne sono state tante (la più brutta di tutte? Malibu Country). Alcune serie, però, oltre che brutte sono state anche delle grosse delusioni, visto che partivano da aspettative più che valide. Ve ne mettiamo in fila cinque. Anzi, quattro delusioni e una schifezza.

 



LAST RESORT
Last Resort è LA delusione dell’anno. Avevo talmente tante aspettative su questa serie che, nonostante facesse di tutto per dimostrare la proprio inadeguatezza fin dall’inizio, io il pilot non sono riuscito a stroncarlo. Motivo per cui il socio ancora oggi mi dà del tenerone, dicendo che non sono più il burbero bastonatore di una volta. L’idea di Last Resort era bella: sottomarino che diserta dalla Marina degli Stati Uniti ed equipaggio che fonda una nazione indipendente su un’isola, forte delle testate nucleari che possiede. Peccato che il concept sia l’unica cosa buona di questa serie, che poi non ne azzecca mezza. A parte il fatto che i sottomarini sono i luoghi più noiosi e meno televisivi del mondo e che ogni scena d’azione non viene mai mostrata, ma raccontata per ovvi motivi di budget, il grande Shawn Ryan (The Shield, The Chicago Code) non ha saputo costruire nemmeno personaggi interessanti. Anzi, alcuni sono passati subito al lato oscuro dell’odio seriale. Risultato: sono arrivato alla quinta puntata, forse alla sesta. In totale ne hanno fatte tredici, poi la serie è stata chiusa per pessimi ascolti. Se leggete in giro che in realtà è una figata per intenditori… beh, mentono per fare i fighetti. (Marco Villa)

 

VEGAS
All’inizio di settembre Vegas era una delle serie che attendevo di più. Una città mitica, un periodo storico affascinante, attori di peso e la potenzialità per un racconto di grande respiro e potenza. E invece ecco un crime abbastanza banale, semplicemente ambientato nel passato. Siccome a un certo punto mi sono fermato, non so quanto possa essere diventato profondo e stratificato, e immagino che qualcosa in questo senso sia stato fatto. Ma dopo un pilot tutto sommato accettabile, che però già non aveva convinto fino in fondo, erano arrivati episodi scialbi, tuti giocati su casi di puntata di cui non fregava niente a nessuno. Dieci minuti di silenzi e primi piani di Walter White in Breaking Bad sono dieci volte più intensi di interi episodi di una serie che ha messo in mostra tanti soldi e luci, ma che alla prova dei fatti, quando arrivava il momento di emozionare, è sembrata coinvolgente come un accoppiamento tra lumache. Un gran peccato. (Diego Castelli)

 

ZERO HOUR
Allora, Zero Hour è un cagatone. Ma di quelli cosmici, epocali. Di quelli che mettono dentro di tutto e vogliono solo far divertire. Ce la fa? Sì, abbastanza. Purtroppo per la serie, ce l’ha fatta per pochissimo tempo, visto che è durata tre sole puntate a causa di ascolti disastrosi. In pratica: Anthony Edwards (sì, il dottor Greene di ER) interpreta una specie di Roberto Giacobbo che indaga su eventi misteriosi e deve far fronte al rapimento della moglie, ad opera di gente misteriosa che discende o dai nazisti o dai cavalieri rosa croce. Ah, lo stesso Anthony Edwards è una mera reincarnazione di un gerarca nazista. Perché il tempo è circolare e bla bla bla. Una roba incasinata, che butta dentro tre cose dove faticava a starcene una e che lo fa con un gusto trash che è una delizia. L’ho detto, Zero Hour è un cagatone, qualcosa da non prendere sul serio, eppure sarebbe bastato qualcosa di diverso nella composizione generale per arrivare a un prodotto dignitoso, divertente e accettabile allo stesso tempo. Non è stato così e per una volta gli ascolti hanno fatto giustizia. (Marco Villa)

 

THE CARRIE DIARIES
Un posto obbligato tra le delusioni più cocenti per il prequel di Sex & The City. Cioè, provate a ricordare quanto poteva essere alto l’hype al momento dell’annuncio, per una serie che diceva di voler raccontare la giovinezza di una delle donne seriali più importanti degli ultimi vent’anni. Roba grossa, voglio dire, e quello che abbiamo ottenuto è un teen drama con vestiti colorati e qualche canzone carina. Davvero troppo poco. E se è vero che lo spostamento da HBO a CW doveva farci sospettare qualcosa, non può essere un alibi: hai voluto tirare in ballo Sex & The City? Devi sapere cosa stai andando a toccare. Stesso discorso di Elementary, che si bulla del nome Sherlock Holmes stuprandolo senza pietà. Ma lì almeno abbiamo un crime scritto come si deve, che resta piacevole per chi supera la questione-Sherlock. Carrie’s Diaries non è nemmeno un buon teen drama di per sé, troppo noioso, senza grande carisma, anche piuttosto lento nello svolgimento. Probabilmente lo cancellano, non ci vedranno piangere. (Diego Castelli)

 

THE BEAUTY AND THE BEAST
Se le altre quattro serie di cui abbiamo parlato erano a loro modo attese e suscitavano aspettative in noi poveri serialminder, questa non ha mai provocato la minima speranza. Dai, The CW è un network per adolescenti che tende a partorire cazzatone e basta. Però che potessero arrivare a uno sfacelo simile, beh, non me lo sarei mai aspettato. La storia è quella della Bella e la Bestia, rivista in chiave moderna. No, scusate: rivista in chiave “trasformiamola in un’altra storia”. Perché questa è la storia de La Bella e il Bello. Perché la Bestia è un figo, un palestrato di quelli che piace alla ragazzine. E allora, direte voi, perché l’hanno spacciata per La Bella e la Bestia? E io cosa ne so? So solo che questo pilot fa schifo e che la serie è l’ultima cosa che vorrò vedere su un’isola deserta, anche se fosse l’isola deserta degli odiosi protagonisti di Last Resort. Questo è il male, ma per davvero eh, fa schifo più di tutti gli altri messi insieme. (Marco Villa)

 

 



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