Dexter: Resurrection season finale – È un po’ tornare a casa di Diego Castelli
Il finale dell’ultimo, pregevole spin-off di Dexter sembra capace di ricucire molto di quello che era stato strappato
SPOILER SU TUTTA LA PRIMA STAGIONE!
Dovevamo aspettare l’ultima scena, anzi l’ultima inquadratura, della prima stagione di Dexter: Resurrection, per capire cosa significasse davvero la “resurrezione” del titolo.
Perché sì, ovviamente fa riferimento al fatto che Dexter, apparentemente morto alla fine di New Blood, era in realtà sopravvissuto al colpo di pistola sparato da suo figlio Harrison.
Ma in realtà c’è qualcosa in più: l’idea che a essere tornato dalla morte non sia solo Dexter in quanto Dexter Morgan, persona fisica con quel nome e cognome, una certa storia alle spalle, certi appetiti criminali e via dicendo. No, a essere tornato è Dexter in quanto simbolo, in quanto nucleo narrativo che, per una serie di motivi pure comprensibili, era andato perduto da tempo, sicuramente da settembre 2013, quando andò in onda l’ultima puntata delle serie madre, ma forse anche da un pochino prima.

Di Dexter: Resurrection avevamo parlato qualche settimana fa, in occasione di un quarto episodio in cui il protagonista veniva buttato in mezzo a un vero e proprio club di serial killer, facendo compiere al franchise un piccolo ma decisivo spostamento: da saga in qualche modo realistica, una specie di versione deviata di CSI, si passava a un circo di freak, una girandola di mostri e gustose guest star che prendevano il personaggio di Dexter e lo toglievano dalle sue questioni personali e dai ricordi del passato, per infilarlo in una situazione da fumetto piena di sangue e colpi di scena.
Di per sé, la scelta si è rivelata azzeccata, pur fra gli alti e bassi che vedremo fra poco. La saga di Dexter, dopo le fatiche finali della prima serie e dopo che New Blood ci aveva presentato un protagonista tutto concentrato sui suoi problemi familiari, ma (troppo) lontano da ciò che l’aveva reso famoso, è improvvisamente tornata fresca, sorprendente, piena di invenzioni e personaggi interessanti.
Insomma, con Resurrection, Dexter è tornata prima di tutto una serie divertente da seguire, che era probabilmente il primo obiettivo di Paramount+, una piattaforma che ha già dimostrato in più occasioni, dalle serie di Taylor Sharidan a Mobland, di badare al sodo.

Più nel dettaglio, ci sono cose che in questa prima stagione hanno funzionato davvero bene, dal macro al micro.
In termini generali, abbiamo già detto che la semplice idea della squadra di serial killer in cui Dexter si infiltra per fare strage, funziona proprio nel suo essere un piccolo ma affascinante azzardo.
Ma poi ci sono anche singoli dettagli e singoli interpreti: ottimo il casting di Peter Dinklage nei panni di Prater, cattivo quasi bondiano (anche solo per la riconoscibilità visiva) e attore che non ha perso un’unghia del carisma che avevi ai bei tempi di Game of Thrones.
Ma ha funzionato anche il rapporto fra Dexter e Harrison, che non poteva essere lasciato da parte dopo New Blood, e che qui ha rappresentato l’elemento più intimista, più psicologico della faccenda, bene incastrato nella trama principale di “Dexter contro tutti”.
Il ritorno di Batista, poi, ha chiuso il cerchio di una storia in cui Dexter era sì cacciatore, ma anche potenziale preda, in una tensione continua in cui il protagonista doveva tenere d’occhio tutti gli angoli, per evitare brutte sorprese.
Batista che, fra l’altro, per qualche episodio ha rappresentato non solo un generico collegamento con il passato di Dexter, buono per l’effetto nostalgia, ma anche un motivo di preoccupazione nei confronti del Codice: a un certo punto era ovvio che, se la serie doveva proseguire, Batista sarebbe dovuto morire, ma l’idea che fosse Dexter a ucciderlo, pur con l’intenzione di proteggere sé stesso e il figlio, era così lontana dal Codice di condotta del personaggio principale, da causarci un brutto caso di “fallo. Non farlo. No ok fallo. Fermati, non farlo”.

È una tensione che non è stata indebolita dalla facile previsione che Batista sarebbe morto per mano di qualcun altro, quello stesso Prater che, con questa mossa, si è reso perfettamente idoneo a essere incelofanato da Dexter come ultimo morto della stagione.
Il cerchio si chiude e via.
Sul finale ci rendiamo conto di quanto tempo è passato in sole dieci settimane: l’arrivo a New York, la nuova amicizia con l’autista Blessing, la strage quasi completa del gruppo di serial killer, la costante fuga dagli occhi della detective Wallace, e poi la risoluzione amara del problema-Batista e la fine di Prater. Succede un sacco di roba in questa stagione, al punto da sentirsi perfino disorientati.
Ma è proprio nel finale, nell’ultima inquadratura sopra citata, che la resurrezione di Dexter diventa completa, reale ma anche metaforica. Ottenute le schede dei serial killer stilate da Prater, Dexter si ritrova in mano un sacco di informazioni utili per scovare numerosi assassini. Ed è qui, mentre inevitabilmente ci immaginiamo le prossime stagioni come vere e proprie battute di caccia in giro per gli Stati Uniti (magari non sarà così, ma al momento non importa), che un Dexter al volante di una barca come ai tempi del pilot di quasi vent’anni fa, guarda verso di noi e dice: “Sono Dexter Morgan, sono esattamente chi ho bisogno di essere, esattamente ciò che volete che io sia.” (La traduzione è mia, non so come è stata tradotta nel doppiaggio ufficiale italiano).
Sono servite due intere stagioni di due diversi spin-off per tornare al vero cuore della faccenda: il serial killer dei serial killer.
Chi se ne frega se lavora come poliziotto o come “freelance”, quello che conta è che Dexter non è Dexter se non va a caccia di assassini seriali, e ora può tornare a farlo, a tempo pieno, in piena libertà. Come se i dossier di Prater fossero sceneggiature di altrettante stagioni.
Roba grossa, roba potente.

Poi certo, la consapevolezza di esserci molto divertiti e la speranza concreta di poterci divertire ancora, non ci impedisce di vedere qualche sbavatura anche all’interno di una stagione molto frizzante. Anzi, qualche sbavatura che forse è la diretta conseguenza di quella frizzantezza.
Per esempio, è una stagione molto veloce. In altri tempi, praticamente tutti i killer uccisi da Dexter in Resurrection si sarebbero meritati una stagione tutta per loro, e non tutte le loro morti sembrano dense e soddisfacenti come ci saremmo aspettati (penso alla morte del secondo Gemini ma anche a quella di Mia, anche se ovviamente su questo punto dobbiamo tornare più in fondo).
Allo stesso modo, la stessa detective Wallace ci era stata presentata in modo molto efficace come una super-investigatrice, tanto strana quanto brava, e quindi potenzialmente molto pericolosa per il protagonista. Ebbene, il suo apporto alla fine è stato abbastanza scarso, spettatrice più che agente, e per quanto la sua parabola potrebbe non essere conclusa, rimane l’impressione che potesse dare di più.
Idem per Charley, la guardia del corpo di Prater, interpretata da un’attrice così famosa e amata, da farci pensare a un ruolo più importante e decisivo, che in realtà finisce un po’ a tarallucci e vino, con lei che si scopre tenuta al guinzaglio da Prater, si libera e se ne va, ma senza dare un contributo così fondamentale alla storia o, banalmente, alle sue scene più memorabili.
L’ultimo episodio, poi, mi è sembrato per certi versi il meno efficace, con Dexter che esce troppo facilmente dalla sua momentanea prigione, e un generico senso di inevitabilità della sua vittoria: quando trova i dossier e poi il telefono di Batista, quando vediamo Harrison tirato dentro nel salvataggio, è come se troppi aiuti arrivassero tutti insieme, togliendo un pochino di pathos.
È forse la condanna di una stagione che ha voluto cambiare molto, cambiare tante cose, offrire un gusto davvero diverso, col rischio di pasticciare qui e là.
Per me il bilancio è positivo, ma resta qualche piccolo rimpianto.

Fra questi, tecnicamente, potrebbe esserci anche Mia, interpretata da una sempre carismatica Krysten Ritter. Quello che inizialmente sembra un potenziale, disfunzionale interesse amoroso del protagonista, e che poi potrebbe diventare LA cattiva della stagione, finisce il suo percorso molto presto, apparentemente uccisa da Charley per evitare che riveli troppe cose sul conto di Prater. Una rapidità che è esplicitamente figlia degli impegni di Ritter con la seconda stagione di Daredevil: Born Again (un’altra resurrezione…), dove tornerà a interpretare una Jessica Jones che le ha impedito di prendere parte a troppi episodi di Resurrection.
Anche lei farebbe parte dei rimpianti, se non fosse che esiste la piccola ma concreta speranza di rivederla. Diverse persone, dopo la sua morte, hanno sollevato il dubbio che non fosse morta veramente, anche se la serie aveva messo in campo indizi tradizionalmente forti: non solo la logica narrativa alla base del suo decesso, ma la vera e propria immagine del cadavere.

Dopo quella scena, nel resto della stagione Mia resta morta e nessuno dei personaggi fornisce alcun indizio contrario, che però arriva alla fine: quando Dexter scorre rapidamente i dossier di Prater, trova anche quello di Mia, e accanto al suo nome, contrariamente a quanto avviene per gli altri killer morti, c’è un adesivo con scritto “attiva”. Ed è stata la stessa Krysten Ritter a sottolineare quel dettaglio in un’intervista, specificando che a lei piacerebbe riprendere il personaggio in qualunque forma, fosse anche quella di fantasma.
Quell’indizio è appunto un indizio, o è la prova che è viva? Secondo me siamo in presenza di una paraculata: gli sceneggiatori capitanati da Clyde Phillips potrebbero non avere ancora deciso se inserire Mia in una seconda stagione che ancora non è stata nemmeno confermata, e/o potrebbero non sapere se Krysten Ritter sarà davvero disponibile. Con quell’adesivo, si sono parati il proverbiale fondoschiena: se Mia non dovesse tornare, basterà immaginare che quell’adesivo non era stato ancora aggiornato. Se invece si ripresentasse, l’adesivo sarà il gancio perfetto, anche se servirà un po’ di lavoro per giustificare la sua sopravvivenza, considerato che abbiamo visto il cadavere assai pallido e ferito, e che Charley avrebbe potuto rilevare la verità in ogni momento e per qualunque motivo. Magari ci diranno che Charley pensava davvero fosse morta, e che invece Mia è sopravvissuta perché era riuscita a sedurre la guardia pagata da Charley, generando così un doppio gioco.
Vedremo quello che succederà. Potrebbe essere tutto come ci aspettiamo, o tutto diverso. Ma il fatto che siamo qui a pensare con entusiasmo a un Dexter vigilante a caccia di criminali, e a vivere la suspense del potenziale ritorno di Mia, sapientemente sobillato da autori birichini, mi fa pensare che questa stagione abbia davvero centrato il punto. E con Dexter non succedeva da un po’.
PS già che siamo qui, giova anche ricordare la cancellazione di Original Sin, che aveva avuto il pregio di riproporre, per certi versi, proprio la vecchia Dexter, per la gioia dei fan più nostalgici. Quel progetto è stato accantonato, perché non si è voluto procedere con due diverse serie parallele sullo stesso personaggio.
Magari si può essere scontenti di quella cancellazione, ma francamente, se proprio bisognava eliminarne una, allora giusto che sia toccato a Original Sin.
