Elle su Prime Video – Il (moscio) prequel de La Rivincita delle Bionde di Diego Castelli
Dopo 25 anni, il film con Reese Whiterspoon genera un prequel poco convincente e mal incastrato con l’originale
Nell’estate del 2001, poco prima che quell’anno diventasse uno fra i più complicati del moderno Occidente, uscì negli Stati Uniti un film apparentemente piccolino, ma capace di diventare subito un cult molto amato. Un film che, peraltro, rappresentò la svolta della carriera per un’attrice che aveva già un buon curriculum, ma che così si fece conoscere a un pubblico più vasto, arrivando pure a vincere l’Oscar cinque anni dopo.
Parliamo naturalmente de La Rivincita delle Bionde, in originale “Legally Blonde”, la commedia con Reese Whiterspoon firmata da Robert Luketic, che raccontava la storia di una stererotipatissima bionda di Beverly Hills, capace però di diventare un’avvocata sorprendentemente capace, facendo ricredere tutti quelli che l’avevano giudicata solo sulla base del suo aspetto e delle sue scelte di outfit.
Quel film, tratto dal romanzo di Amanda Brown, diede origine a un paio di sequel e altri prodotti collaterali, e ora su Prime Video è arrivata la prima stagione di Elle, un prequel che racconta la vita della protagonista (Elle Woods, appunto) negli anni del liceo, prima degli eventi del primo film.
Una nuova operazione nostalgia come molte ne abbiamo viste in questi anni, e che francamente boccheggia già in fase di concept.

L’idea di un prequel di Legally Blonde si porta dietro un problema di fondo che, spoiler, la serie non risolve per nulla, anzi.
Il primo film, in una sorta di versione del brutto anatroccolo che c’entra più con l’intelligenza che con la bellezza, prendeva un personaggio apparentemente molto superficiale e stereotipato, e gli faceva fare un percorso di crescita personale e sociale che cambiava completamente il suo status, senza per questo rinnegare alcuni elementi di fondo del suo carattere.
Per dirla in altro modo, il film invitava a non giudicare un libro dalla copertina. Elle rimaneva la ragazza sorridente, ottimista e “rosa” che era sempre stata, ma imparava di poter essere di più di quanto il mondo e lei stessa si aspettavano da lei: una professionista in gamba, una donna determinata e indipendente, una persona che, anche dall’amore, poteva pretendere più di un semplice marito altolocato e danaroso.
Pur essendo una commedia deliberatamente sciocchina, La Rivincita delle Bionde riusciva dunque a trovare una sintesi inedita fra glamour e profondità, ribaltando uno stereotipo poco (com)battuto dal cinema (dove di solito a prendersi le rivincite sono i nerd brufolosi e asociali), ma comunque molto dannoso per le donne, quello ciò che le vuole belle oppure intelligenti.
C’era pure un po’ di lotta alle molestie sul lavoro, che nel 2001 non era certo un tema così presente come oggi.

Qual è il problema? Il problema è che, per far funzionare la storia di Legally Blonde, Elle deve presentarsi all’inizio del film quando ancora non ha imparato niente o quasi dalla vita. Altrimenti, se iniziasse il film già saggia e conscia delle sfumature del mondo, che percorso potrebbe mai fare?
Ecco, il primo problema di Elle (la serie) è che prende il personaggio con qualche anno di meno, e per questioni familiari lo strappa all’assolata Los Angeles per catapultarlo nella Seattle di metà anni Novanta, quella piovosa e griga del grunge e della ribellione giovanile.
Ed è ovvio che le più basilari regole della scrittura cine-televisiva faranno sì che Elle porti un po’ di LA a Seattle, trovando il tempo di accogliere un po’ di Seattle dentro di sé, capendo molte cose sui propri desideri, bisogni, possibilità.
Tutto perfetto, da manuale, se non fosse che la Elle Brooks della serie tv di Prime Video, non potrà mai essere la Elle Woods del film.
Elle, insomma, viene venduto come prequel ma è una storia che distrugge le premesse de La Rivincita delle Bionde, di fatto impedendo di considerarli parte del medesimo universo narrativo.

A questo punto, qualcuno potrebbe accusarmi di stare facendo troppo il nerd. Ok, si creano dei problemi di continuity, e ok, non è il massimo venderci una serie come prequel fregandosene del fatto che quel prequel rovinerà l’originale, però potremmo anche dirci che parliamo di una pellicola di venticinque anni fa, e che forse possiamo guardare oltre, accettare che si tratta solo di uno spunto (magari una rivisitazione della storia originale), e goderci la nuova commedia con spirito più leggero.
Tutto giusto, se non fosse che, anche senza pensare alla sua natura di prequel, Elle è un po’ moscina.
A salvarsi è più che altro lei, la protagonista, interpreta da un’attrice ancora poco conosciuta come Lexi Minetree, che però riesce effettivamente a trasmettere qualche vibe della Whiterspoon che fu.
I veri problemi stanno altrove: incapace di conservare l’anima legal del film originale, se non in alcuni punti (d’altronde qui la protagonista è solo una liceale), la creatrice Laura Kittrell si vede costretta a trasformare il concept in un teen drama abbastanza telefonato, dove la diversità della protagonista rispetto al nuovo contesto genera gag e tensioni piuttosto prevedibili, in un contesto di nostalgia anni Novanta nemmeno troppo curato, con giusto qualche citazione a film e musica dell’epoca, ma senza chissà quale investimento creativo nell’operazione, e pure con qualche forzatura da politically correct contemporaneo, che spezza subito la sospensione di incredulità.

Elle viene un po’ bullizzata, poi fa scoprire il suo talento e la sua energia contagiosa, fa innamorare di sé qualche belloccio di provincia con la profondità psicologica di una marmitta catalitica, e naviga in questo mondo grigio e piovoso a cui non è abituata, facendosi amici e nemici ma riuscendo a tenere botta con la sua determinazione e il suo ottimismo, e imparando che anche quel mondo così diverso dal suo, in fondo, può nascondere emozioni inaspettate.
Tutto sommato, al netto del problema prequel-non prequel di cui sopra, era quello che era lecito aspettarsi da questa serie, che ha certamente una sua anima e un suo ritmo, una sua storia dritta e qualche momento puccioso.
C’è pure James Van Der Beek, in un ruolo non esattamente memorabile, ma che diventa tale in quanto ultima apparizione sullo schermo dell’ex Dawson, scomparso prematuramente lo scorso 11 febbraio.
Però è poco. Gira tutto a regime basso, senza guizzi particolari, senza gag davvero riuscite, con una nostalgia stanca e una specie di giovanilismo posticcio, che non sembra in grado di raccontare veramente né il passato né il presente. Anzi, secondo me qualche fan della Seattle di quegli anni potrebbe pure arrabbiarsi per questa immagine di luogo cupo, sfigato e bisognoso della sveglia californiana. Cioè, lo era un posto cupo, ma da quella cupezza ci hanno tirato fuori una delle rivoluzioni musicali più importanti degli ultimi decenni, non serve fare finta che gli servisse Grey’s Anatomy.
Insomma, Elle è un blando svago da 6- in pagella, che diventa 5 se consideriamo il fatto che con il film si incastra malissimo.
Peccato.
Perché seguire Elle: il concept è datato ma ancora efficace e la protagonista è brava.
Perché mollare Elle: a conti fatti è un teen drama piuttosto scialbo, che si incastra pure male con il film originale.

PS Non essendo un prequel di niente, non dovrebbe creare gli stessi problemi di Elle, quindi non abbiate paura a comprare il buon vecchio Void, il mio romanzo science-fantasy che trovate su Amazon in ebook e cartaceo, a questo link.
Sì, cercherò un qualche modo per appiccicarlo in tutti i prossimi articoli, che deve fare uno per campare…

