19 Maggio 2011 16 commenti

Serial Ecatombe di Diego Castelli

Ovvero: quante serie che ci hanno cancellato!

Uno non fa in tempo a distrarsi un attimo, che fanno una strage…

Perché questo è il termine più adeguato a descrivere la recente frenesia cancellatoria dei network americani. Una serial-ecatombe come non se ne ricordavano da tempo, che ha coinvolto telefilm di ogni età e genere, con un’unica caratteristica in comune: non riuscivano (o non riuscivano più) a portare a casa ascolti decenti.



A dirla tutta, sto telemassacro era un pochino nell’aria. Ripensandoci adesso, dopo un’intera stagione, sono pochissime le serie debuttate quest’anno sulle reti generaliste che hanno fatto davvero il botto. Quasi tutte le belle novità, quelle che ti fanno ringraziare di possedere un televisore o un computer, sono venute dai canali cable (Shameless, Game of Thrones, Episodes ecc). I motivi sono tanti: la carenza di idee, i concept troppo fumosi, gli sviluppi narrativi poco interessanti dopo un pilot magari grazioso, talvolta persino la sopravvalutazione delle capacità intellettive della grande massa del pubblico (ve li ricordate gli intellettualissimi My Generation e The Whole Truth, cancellati a inizio stagione?). E già che ci siete, aggiungeteci anche la competizione sempre più serrata delle pay tv e la crescita dei nuovi soggetti legati al mondo di internet (per esempio Netflix).

Nonostante il senso di vertigine della settimana scorsa, quando le notizie sulle cancellazioni si susseguivano con frequenza inquietante, la mia conclusione è comunque una: meglio così.
E’ un bene che i grandi network abbiano ricevuto qualche sberla, maturando l’intenzione di rinnovare il parco macchine, ed è un bene che il pubblico gli abbia mandato un segnale forte. Perché in fondo, nella quasi totalità dei casi, le serie bocciate dagli spettatori sono prodotti brutti, oppure banalotti, oppure troppo lontani dai bisogni della tv generalista.

Cioè, non potete dirmi che vi dispiace per The Cape, una delle ciofeche peggio scritte della storia recente. E che dire di Off the map, che fa quasi sorridere per la sua pochezza, a dispetto della firma di Shonda Rhimes, che evidentemente l’ha scritto sull’autobus, o mentre portava i figli urlanti a scuola? Per non parlare di Hellcats, che il Villa quando ha saputo che l’avevano cancellato ha dato un party a casa sua per festeggiare.

Ma anche senza infilarsi in questi baratri, si capisce che c’erano in giro troppi prodotti “medi”, senza particolare appeal. Non necessariamente “orrendi”, ma comunque perdibili, che in tv è quasi la stessa cosa. E’ così che salutiamo gli action Chase e Human Target, ma anche S#*t! My Dad says, Perfect Couples e Better With You, che strappavano qualche risata ma non aggiungevano davvero nulla al variegato mondo della comedy.
Sono rimasto un po’ stupito per Law & Order: Los Angeles, non tanto per la qualità in sé del prodotto (anch’esso molto “medio”), quanto per la forza del franchise, che evidentemente non è bastata a salvare una serie fin troppo tradizionale.
E si può andare avanti, citando la scarsa forza innovativa di Breaking In (avevamo sollevato il problema anche qualche giorno fa) e la similare incapacità di The Event di diventare “l’erede di Lost“, etichetta che si sta trasformando rapidamente in maledizione per tutti i telefilm che se la vedono appioppare. Peraltro, voi lo sapete che io di The Event non avevo e non ho una brutta opinione, ma anche in questo caso si è visto che realizzare un prodotto così orizzontale e complicato su una tv generalista è difficile, a meno che non hai dalla tua una forza narrativa, attoriale o produttiva devastante, e non è questo il caso.
Discorso simile per No Ordinary Family, che in quanto versione telefilmica de Gli Incredibili pareva avere qualche chance in più, ma che in fondo, a ben guardare, era sostanzialmente noioso (o forse è solo Julie Benz che mena rogna).

Non posso nascondere una qualche, perversa soddisfazione per la cancellazione di Brothers & Sisters, serie che ormai avevo abbandonato, e che ora non andrà avanti per anni senza di me, cicca cicca! E mi vengono da fare considerazioni simili per V: avevo seguito la prima stagione con un certo gusto, ma sulla seconda mi ero violentemente arenato, incapace di guardare ancora quei pessimi effetti speciali all’interno delle navi. Senza contare che quando Anna spalanca la bocca fa davvero senso.

Poi ci sono anche gli addii dolorosi. Perché in fondo la chiusura di Lie to me non era così scontata, e mi scoccia perdere un personaggio come Cal Lightman, che sarà anche nato come mezzo clone di House e tutto quello che volete, ma Tim Roth è bravo, e la serie ha regalato molti ottimi episodi. Mi dispiace anche per Mr Sunshine, che non era un fulmine di guerra, ma mi sembrava avere qualche ideuzza in più di altri, e poi aveva Matthew Perry, a cui noi fan di Friends porteremo sempiterna riconoscenza.
Anche se la delusione maggiore, dal mio punto di vista, è per The Chicago Code, che è un gran bel telefilm, scritto con cura e ottimamente recitato, che forse paga l’anima da poliziesco old style in contrapposizione con l’ormai classico procedural. O forse non piace la componente orizzontale in un prodotto che per tradizione dovrebbe avere episodi più autoconclusivi, oppure che so, la faccia di Wysocki fa spaventare i bambini (perché diciamolo, Jason Clarke è bravo, ma mica bello…).

Comunque, nonostante qualche amarezza finale, il mio giudizio non cambia. Giusto cambiare se le cose non funzionano, giusto tentare nuove strade e rinnovare gli sforzi se la concorrenza si fa più agguerrita. Giusto lasciarsi rapidamente alle spalle i fallimenti e puntare dritti verso la prossima stagione, che almeno sulla carta si prospetta ricchissima di nuove storie e di prodotti molto ambiziosi, anche in generi meno battuti del solito (il fantasy e il western, tanto per dirne due).
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Oh, poi è ovvio che io faccio il brillante e l’ottimista, ma se mi avessero cancellato anche una sola tra House, Fringe e Community questo post sarebbe stato un semplice elenco di bestemmie.



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