The Gentlemen 2 – Niente sogni, ma solide realtà di Diego Castelli
Guy Ritchie sconta per un paio di episodi la mancanza dell’effetto novità, ma poi costruisce un buon percorso per il suo protagonista
Ormai Netflix è la Rai Uno delle piattaforme. Non solo perché Lidia Poet su Rai 1 c’è appena andata (con scarsi risultati, ma tant’è), ma anche perché la piattaforma di streaming più famosa al mondo, nonché più diffusa in Italia, ha ormai da tempo cambiato il perno della sua offerta, passando da prodotti originali, freschi, provocatori (ricordiamo che debuttò con House of Cards), a un’offerta largamente generalista, che punti a massimizzare gli “ascolti” (fra virgolette) con buona pace delle velleità più artistiche.
Per carità, niente di illegittimo, e forse alla lunga necessario per una piattaforma che si regge solo sulle sue gambe (non è cioè una costola di Amazon, o di Apple). Ma per un sito come Serial Minds, che per forza di cose premia i prodotti più innovativi e originali, per lo meno rimanendo sulla lingua inglese (Netflix resta quella che spazia di più nel mondo, e questo le va sempre riconosciuto), il risultato è che, al momento in cui scrivo questa recensione, ci sono solo due serie di Netflix fra le prime venti della nostra classifica delle migliori novità annuali. E una è Due Spicci, che quindi non è esattamente una novità, ma piuttosto una nuova incarnazione dello stile di Zerocalcare.
Non è un caso, dunque, se oggi parliamo di Netflix non per un titolo nuovo, ma per la seconda stagione di una serie che ci era piaciuta, e che è tornata con qualche incognita, ma anche con la consapevolezza di doversi ritarare dopo un primo giro che aveva esaurito parte della sua spinta.
Per fortuna, The Gentlemen resta una serie di un furbastro come Guy Ritchie, uno capace di fare gran caos e grande fuffa, ma che scemo sicuramente non è.

QUALCHE SPOILERINO SULLA SECONDA STAGIONE, MA NEMMENO TROPPO
Nei primi episodi, la seconda stagione di The Gentlemen paga lo scotto di una novità ormai bruciata. La prima stagione trovava la propria originalità nel racconto di un nobiluomo fascinoso e altolocato, ma non necessariamente pronto a scoprire l’attività criminale del padre e a gestirla, dopo che lui aveva deciso di lasciargliela in eredità, tenendo fuori il primogenito non troppo a posto con la testa.
La storia di quel primo ciclo di episodi diventava quindi quella dell’ingresso di Eddie, Duca di Halstead (Theo James), in un mondo criminale che aveva ereditato, e che doveva imparare a controllare, pena la perdita dei suoi terreni a cui, in effetti, si sentiva molto legato.
L’evidente anima scherzosa del concept, unita al fatto che l’impero criminale era basato sulla marijuana (non esattamente una droga che ti fa pensare ai super cattivi), consentiva a The Gentlemen di rimanere un prodotto divertente, scanzonato, spesso un po’ grottesco, perfetto per lo stile di Guy Ritchie fatto di personaggi e dialoghi carismatici, ritmo serrato e scritte in sovraimpressione che forse sono meno “cool” rispetto a vent’anni fa, ma insomma, fanno ancora atmosfera.

Si diceva però dei problemi dell’inizio della seconda stagione. Sì perché ormai Eddie è dichiaratamente un piccolo boss del narcotraffico, ha instaurato un rapporto lavorativo proficuo con Bobby Glass (Ray Winstone) e sua figlia Susie (Kaya Scodelario), con cui resta in piedi una palpabile ma trattenuta tensione romantica, e gestisce la sua tenuta / fabbrica di droga con un certa abilità, senza grossi scossoni.
La seconda stagione fatica un po’ a trovare nuove sfide, un problema che rimane tale per diversi episodi, in cui sembra di assistere alla manutenzione quotidiana del piccolo impero, senza però una direzione precisa, o un obiettivo che sia non solo chiaro (quello c’è, l’approvazione della legge per le legalizzazione dell’erba) ma anche appassionante.
Anche la deviazione italiana, inizialmente, non sembra efficacissima. Per varie vicissitudini, i nostri finiscono sul Lago Maggiore, e vengono introdotti personaggi che solo in parte riescono a sfuggire a certi cliché dell’italianità: Cico Maldini, interpretato da Michele Morrone, è proprio il classico italiano affascinante ma anche logorroico, agitato e un po’ cialtrone che bisogna far scontrare con i lord inglesi.
Molto meglio, da questo punto di vista, i personaggi di Benedetta Porcaroli (Bella) e Sergio Castellitto (Marco Moretti) che sembrano assai meno stereotipati e più di sostanza.
Peraltro, giusto dirlo, bravi tutti con l’inglese.

Serve un po’ perché la seconda stagione ingrani, ma alla fine lo fa. E ci riesce non perché trova un obiettivo che permetta di raccontare una storia interessante, lasciando inalterata l’atmosfera, bensì imbastendo un percorso che è almeno in parte una prosecuzione di quello già fatto, ma che portato all’estremo impone a The Gentlemen di diventare meno simpatica e più oscura.
Nel tentativo di tenere le redini della sua attività, della sua terra, della sua vita, Eddie si trova di fronte delle sfide che mettono a dura prova il suo aplomb, e che sembrano costruite apposta per impedirgli di scegliere soluzioni indolori. C’è sempre qualcosa da sacrificare, c’è sempre del sangue da versare.
Senza esagerare con gli spoiler, possiamo dirci che il tentativo di Eddie di tenere tutto com’è, e cavarsela con charme e capacità dialettica, fallisce quando si trova di fronte la criminalità vera, quella che non perdona, quella che colpisce duro e all’improvviso, lasciando senza fiato.

Ed è qui che la seconda stagione decolla davvero, lasciando i lidi sicuri della simpatia e del ritmo, comunque graditi ma un po’ ridondanti, per abbracciare l’oscurità vera, quella che trasforma la serie in una specie di Breaking Bad in cui il percorso non è la costruzione di un impero criminale, ma il deragliamento di un uomo che era partito da certe priorità e certi desideri, e li cambia in corsa, incattivito dalla vita ma pure da certe sue scelte.
La seconda parte della seconda stagione di The Gentlemen è più torbida, più sorprendente, più tesa perché, seppur in teoria ci sarebbero fazioni distinte, Eddie non può più fidarsi di nessuno e si ritrova solo contro tutti, ancora desideroso di trovare o conservare alleanze, ma sempre meno sicuro di quali siano le persone e i luogi in cui possa dirsi al riparo dalla morte.
Da questo punto di vista, la serie è perfettamente coerente con sé stessa, perché fin dal principio prendeva un personaggio senza grandi problemi e lo infilava in una situazione in cui veniva spontaneo dire “beh, finirà male”. E però è finita “davvero male” solo adesso, verso la fine della seconda stagione, quando forse non ci pensavamo più.
Meglio tardi che mai o, se vogliamo usare un’espressione meno cattiva per una serie che comunque ci ha divertito anche la volta scorsa, diciamo giusto così, quasi inevitabile.

Poi oh, per il resto rimane The Gentlemen, con personaggi strambi e morti improvvise, assassini pulp e nani immaginari che indicano la via ai criminali, esplosioni inaspettate, corruzione di vescove (non è un errore, è proprio una vescova donna, perché là si può), e rivolgimenti romantici che, a tratti, ci fanno rimanere in sospeso come un buon vecchio teen drama, senza esagerare.
Il risultato è una serie che ancora funziona, pur col bisogno di riprendere slancio, e che resta uno dei prodotti migliori fra quelli ancora “vivi” di Netflix.
Poi se ci mettessimo a fare altri paragoni non so cosa succederebbe (io preferisco comunque Mobland) ma per una piattaforma che ormai fatica a produrre nuove serie che ci stupiscano davvero, come invece ancora riescono a fare Apple TV o HBO MAX, una The Gentlemen riesce ancora a giustificare l’abbonamento, pure per noi snob che amiamo definire il nostro palato come finissimo.

Sapete cosa invece piace a tutti, snob o non snob?
Beh Void, naturalmente, il mio romanzo science-fantasy che trovate su Amazon in ebook e cartaceo.
E voi direte “non è possibile che piaccia a tutti, stai mentendo sapendo di mentire”. Beh certo, è possibile, e dovresti proprio scoprirlo per tuo conto.
Wink wink.

