29 Settembre 2017 6 commenti

Alias Grace – La storia di una donna che non ha mai avuto niente da perdere di Marco Villa

Alias Grace è una nuova serie che andrà su Netflix, tratta da un romanzo di Margaret Atwood

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Un delitto passato agli annali, una donna processata senza troppe garanzie, una storia potentissima. Sono questi gli elementi alla base di Alias Grace, serie di sei puntate in onda dal 25 settembre sulla canadese CBC Television e in arrivo su Netflix il prossimo 3 novembre. Scritta da Sarah Polley (Stories We Tell) e diretta da Mary Harron (American Psycho), Alias Grace ha il suo aspetto di maggiore fascino nell’essere un adattamento dall’omonimo romanzo di Margaret Atwood. Se siete su questo sito probabilmente saprete che è la stessa autrice da cui è stata tratta quella che al momento può essere definita la serie dell’anno, ovvero The Handmaid’s Tale. È questo uno dei motivi per cui Alias Grace si presenta come uno dei titoli più attesi di questo inizio di stagione autunnale. Attese che vengono soddisfatte fino in fondo nel primo episodio.

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La Grace del titolo è Grace Marks, domestica di origine irlandese, accusata insieme a uno stalliere di aver ucciso il suo padrone di casa e la capo-domestica. Siamo nel 1843, in Canada, ed essere una domestica donna immigrata non è la migliore posizione per presentarsi a processo. Arriva ovviamente la condanna, ma, mentre il co-imputato viene impiccato, a Grace viene comminato l’ergastolo. Dopo 15 anni tra carcere e manicomio, inizia a farsi strada la possibilità di una grazia e per questo viene chiamato il dottor Simon Jordan, medico americano incaricato di stilare una relazione su Grace. Jordan è una sorta di freudiano prima di Freud ed è attraverso le sue sedute con Grace che conosciamo in flashback la storia della ragazza, dal momento in cui ha messo piede a Toronto, fino a quando è diventata una celebre assassina.

Tutto, quindi, passa dalla testa di Grace e dal suo volto: non è un caso che la serie inizi con un lungo primo piano di Sarah Gadon, l’attrice che la interpreta e che offre da subito un pezzo di bravura cambiando la caratterizzazione del suo personaggio con impercettibili espressioni del viso. Di Sarah Gadon ci eravamo innamorati tutti quando interpretava Sadie in 11.22.63 e incarnava il ruolo della ragazza perfetta, quasi angelicata. In Alias Grace, Gadon affianca a quell’immagine quella di una donna complicata, che non ha mai avuto niente da perdere nella vita e che per questo è in grado di mettere in campo qualsiasi risorsa per sopravvivere.

Alias Grace

Il suo rapporto con il dottor Jordan (Edward Holcroft, distante e freddo il giusto) è all’insegna del tentativo di reciproca manipolazione: Jordan perché evidentemente affascinato dalla storia della paziente, Grace perché sa che nella sua vita non può fidarsi di (quasi) nessuno. Buona parte del primo episodio è dominata da dialoghi tra i due: dialoghi di stampo letterario, ma molto veloci, per combattere il rischio di lentezza. Rischio evitato alla grande, grazie anche a un montaggio eccellente, che nei primi minuti alterna con efficacia primi piani statici di Gadon con inserti violentissimi di pochissimi frame.

Alias Grace è quindi innanzitutto la storia di una ragazza che ha vissuto in un mondo in cui la vita umana contava poco e quella di una donna ancora meno, che ha dovuto affrontare ogni tipo di violenza fisica e psicologica, potendo contare solo sulla propria scaltrezza. Perché, come si dice nel finale, Grace potrà anche essere una irlandese ignorante, ma è meglio ignorante che stupida, perché l’ignorante può imparare in fretta.

Perché guardare Alias Grace: per l’ottimo equilibrio di scrittura, regia, montaggio e interpretazione

Perché mollare Alias Grace: perché il meccanismo del flashback alla lunga sa essere fastidioso



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